Ricerca azione
e Call artistica

AVVISO PER LA RICERCA DI PERSONE ATTIVE IN AMBITO ARTISTICO E CULTURALE PER L’IDEAZIONE E REALIZZAZIONE DI CONTENUTI SITE SPECIFIC NELL’AMBITO TERRITORIALE DEL PROGETTO: “CAMMINO DEL MELANDRO – IL CANTO DEGLI UOMINI LIBERI”

La Compagnia Teatrale Petra, partner del Progetto “Cammino del Melandro – Il Canto degli Uomini liberi”, avvia una procedura per la individuazione di profili professionali artistici e creativi per la co-creazione e co-progettazione di contenuti site specific nei Comuni di Tito, Pignola, Sasso di Castalda, Savoia di Lucania, Brienza, Satriano di Lucania e Sant’Angelo Le Fratte in provincia di Potenza e Atena Lucana in provincia di Salerno.

La call si rivolge a persone attive in ambito artistico e culturale disponibili a lavorare in una prospettiva di co-creazione, in coerenza con i contenuti e le sollecitazioni emerse dal percorso di ricerca-azione territoriale svolto in questi mesi nei territori da Compagnia Petra, Sotto il Castello APS, La Luna al Guinzaglio, ArtePollino, Lia Zanda Architetto.

Scadenza candidature: 5 marzo 2026
Budget complessivo disponibile: 30.000 €
Luoghi coinvolti: Tito, Pignola, Sasso di Castalda, Savoia di Lucania, Brienza, Satriano di Lucania, Sant’Angelo Le Fratte, Atena Lucana
Ambito: arti visive, installazione, performance, arte pubblica, arte relazionale, pratiche interdisciplinari

Esito della Call artistica

È Dario Pruonto, con il progetto The Choral Manifesto, il vincitore della Call rivolta ad artisti e creativi per la co-creazione e co-progettazione di contenuti site-specific lungo il Cammino del Melandro.
La proposta immagina il Cammino come un grande “libro aperto” da attraversare: un’opera diffusa, costruita a partire da parole, ricordi, racconti e frammenti poetici raccolti direttamente dalle comunità locali, protagoniste attive del processo creativo.
Il progetto prenderà forma attraverso almeno otto interventi site-specific, uno per ciascuna tappa del Cammino, ideati in armonia con il paesaggio e con l’identità dei borghi attraversati. Le opere utilizzeranno tecniche e materiali diversi, dalle incisioni su pietra, muri e rocce all’impiego di acciaio, ceramica e pittura.


A partire dalla fine di luglio 2026, Dario Pruonto sarà impegnato in una serie di residenze artistiche dedicate all’incontro, all’ascolto e al confronto con i territori e con i loro abitanti. Un nuovo passaggio del percorso di co-creazione avviato nel 2024, verso la realizzazione di opere che entreranno a far parte del Cammino del Melandro.

Il Cantiere Artistico Il Canto degli Uomini Liberi nasce come processo di ascolto e attraversamento dei territori del Cammino del Melandro, inteso non solo come infrastruttura fisica, ma come spazio culturale e relazionale. Un cammino che connette paesi, paesaggi e comunità, diventando luogo di emersione di memorie, narrazioni e desideri condivisi.

Tra settembre 2024 e dicembre 2025, cinque operatori culturali del territorio hanno dato vita a un processo artistico partecipato, concepito come uno spazio aperto di osservazione, ascolto e relazione, capace di attraversare i comuni del Cammino con uno sguardo culturale e sociale.

Sotto il Castello APS, La Luna al Guinzaglio, ArtePollino, Lia Zanda Arch. e Compagnia Teatrale Petra, coordinati da Marica Girardi, hanno costruito strumenti comuni di indagine: mappe sensibili, passeggiate esplorative, giochi creativi, dispositivi di design thinking, incontri pubblici e informali.

La ricerca-azione ha privilegiato pratiche lente, partecipative e situate. Gli incontri, le passeggiate e le mappature non avevano l’obiettivo di produrre risposte o forme concluse, ma di generare domande, ascolto e relazione. In questo senso, il Cantiere si è configurato come uno spazio aperto, in cui l’arte ha operato come strumento di mediazione tra persone, luoghi e visioni.

Le parole guida canto e libertà hanno orientato l’intero percorso come campi semantici aperti e plurali.
La libertà è emersa come pratica quotidiana e relazionale, fatta di scelte, responsabilità, cura, fiducia e disobbedienza generativa.
Il canto come espressione collettiva, eco di identità, gesto condiviso capace di attraversare il tempo e il paesaggio.

Entrambe si sono incarnate nei racconti, nei luoghi e nei gesti delle comunità coinvolte, assumendo forme diverse in ciascun paese.

Le domande che hanno attraversato il percorso sono state semplici e radicali:
Da cosa è caratterizzata l’identità di questo paese? Quali storie raccontano questi luoghi? Che forma assume qui la libertà? Quali segni possono restare lungo il cammino, senza invadere, ma accompagnando i camminatori del domani?

Le tracce raccolte non costituiscono indicazioni vincolanti, ma materiali vivi. Il report non propone temi da illustrare né soluzioni da replicare, ma restituisce un insieme di tensioni poetiche, immagini, domande e desideri che chiedono di essere interpretati e trasformati.

Il Cammino del Melandro è concepito come un archivio vivo, in continua scrittura, dove ogni intervento artistico diventa una stratificazione temporanea: un segno che accompagna senza invadere, che interroga senza spiegare.

Le opere attese non sono pensate come monumenti, ma come presenze. Interventi capaci di attivare relazione, ascolto e immaginazione, dialogando in modo sensibile con i contesti attraversati.
Non opere che spiegano il territorio, ma che lo attivano; non segni invasivi, ma presenze capaci di parlare a chi cammina.

La call si rivolge ad artiste/i e creative/i disponibili a lavorare in una prospettiva di co-creazione, capaci di ascoltare il territorio e di restituirne la complessità senza semplificarla.
Non si cercano risposte definitive, ma gesti capaci di aprire spazi di senso e di accompagnare chi attraversa questi luoghi in un’esperienza di libertà condivisa e in continua trasformazione.

L’obiettivo della call è individuare artiste/i capaci di tradurre questa polifonia di voci in esperienze di trasformazione, dove il camminare diventa un atto di ascolto profondo e scoperta di una libertà situata e condivisa

Il Canto degli Uomini Liberi – Cammino del Melandro prende avvio dall’Oasi WWF del Pantano di Pignola, considerata il varco ideale e fisico del progetto. Pignola racconta la storia di un luogo aperto, segnato fin dalle origini dall’accoglienza, dall’ascolto, dalla musica e dalla natura. Il Pantano, il lago e i boschi circostanti diventano spazi vissuti come luoghi di libertà, dove musica e paesaggio agiscono come linguaggi universali capaci di aprire le menti e creare esperienze profonde da vivere camminando.

Il percorso prosegue attraversando la natura di Tito, con le località Casermetta e Schiena d’Asino, fino al centro storico. Qui le suggestioni raccolte durante la ricerca-azione evocano la storia di Francesca De Carolis Cafarelli, figura di coerenza, partecipazione e libertà, e suggeriscono un possibile intervento narrativo o artistico che trasformi la memoria in una domanda rivolta a chi cammina: “Per cosa lo faresti?”. Il tratto tra Casermetta e il paese diventa così un tempo di riflessione fisica e interiore, in cui leggere, osservare, ascoltare e confrontarsi con ciò che oggi si è disposti a difendere.

Proseguendo verso Satriano di Lucania, il cammino attraversa il Bosco Ralle fino al centro storico. Le idee raccolte evocano l’Albero come simbolo di libertà e condivisione, riflettendo sul passato, il presente e il futuro della comunità, e invitano a esplorare nuovi significati di figure locali come il Rumita. Qui la libertà si lega alla cura reciproca e alla relazione con il territorio, e le suggestioni artistiche possono stimolare una riflessione sulle libertà conquistate e su quelle da difendere.

A Savoia di Lucania il percorso attraversa il centro storico, include riferimenti alla memoria dell’anarchico Passannante e raggiunge il Vallone del Tuorno, con le sue cascate e i boschi circostanti. In questo contesto, le idee emerse suggeriscono la possibilità di creare spazi di sosta, contemplazione e osservazione, luoghi poetici in cui guardare oltre e mettersi in relazione con il paesaggio.

A Sant’Angelo Le Fratte, le suggestioni raccolte conducono all’altopiano panoramico Campo di Venere, dove la libertà viene vissuta come spazio di contemplazione e ascolto, un luogo in cui il paesaggio e il vento diventano elementi narrativi.

Il percorso tocca poi Atena Lucana, attraversando il centro abitato, e prosegue verso Brienza lungo la via dei pellegrini fino al santuario del Crocifisso e al borgo antico. Qui il tema della libertà si intreccia con quello della disobbedienza e del movimento: le suggestioni artistiche emerse evocano installazioni interattive che possano raccontare l’attraversamento dei luoghi, il gioco, il ruscello e gli spazi abbandonati dopo il terremoto del 1980 come metafore di scoperta e riappropriazione.

Infine, a Sasso di Castalda il cammino segue il sentiero Frassati, costeggiando l’oasi dei cervi e il Bosco La Costara. Le idee raccolte parlano di coraggio e utopia, con riferimenti a figure visionarie come Rocco Petrone, e suggeriscono spunti per interventi capaci di connettere il camminatore con la natura, la verticalità del paesaggio e la dimensione simbolica del cammino.

L’anello del cammino si chiude rientrando nel territorio di Pignola, in località Pantano presso l’oasi WWF da cui si è partiti. 

Dettaglio del lavoro svolto nei singoli paesi

Operatore culturale: Compagnia Teatrale Petra

Il percorso di ricerca-azione svolto a Pignola si è sviluppato come uno spazio di ascolto e di emersione di immaginari, esperienze personali e visioni collettive legate al camminare, al sentirsi liberi e al rapporto profondo con i luoghi. Fin dalle prime fasi è emersa l’idea di un segno capace di interagire con il camminatore in modo discreto: un “posto sacro” che si rivela solo a chi arriva, a chi è disposto a rallentare, vedere e comprendere. Non un monumento, ma una presenza discreta, capace persino di scomparire allo sguardo. La scelta della pietra – e non del legno o del ferro – risponde a questa visione: un materiale che parla di tempo, resistenza e relazione con il paesaggio, profondamente legato alla tradizione

di Pignola, paese dei Cento Portali. Il segno si configura come un anello simbolico, in cui inizio e fine coincidono, perché ogni attraversamento è anche un ritorno.

Pignola è il primo comune intercettato dal disegno del cammino: si parte dal Pantano, e da qui prende forma l’idea dell’anello. Il segno immaginato come varco restituisce il senso di un inizio e di una ritualità leggera, un invito all’ascolto, al dialogo con l’esterno e con ciò che arriva da fuori.

Dai racconti della comunità è emersa una geografia intima della libertà: il silenzio delle cime, l’acqua fredda delle fontane, i piedi nudi, i vicoli del paese come primo spazio di autonomia, la fattoria della nonna come ritorno a un’origine non controllata. Accanto ai luoghi fisici, una libertà quotidiana e affettiva, che nasce nella famiglia, nell’amicizia, nelle escursioni condivise, nella relazione.

La libertà non appare come conquista eclatante, ma come esperienza sottile: scelta consapevole, responsabilità, capacità di sottrazione, ascolto di sé e dell’altro. Una libertà che si esercita nella relazione, nella partecipazione, nel rispetto delle voci.

Pignola emerge come un paese attraversato dalla natura e dalla musica. Il Pantano, il lago, i boschi e le montagne rappresentano spazi vissuti, attraversabili, capaci di generare un senso diffuso di libertà. La musica, attraverso festival storici di folk, jazz e blues, ha consolidato nel tempo una forte vocazione all’accoglienza e allo scambio, attirando persone da tutto il mondo.

Il percorso di ricerca ha intercettato anche storie e figure del passato legate al tema della libertà, insieme alle parole poetiche di Yzu, che attraverso poesia e azioni performative ha rintracciato negli scritti di poeti e intellettuali lucani una costante difesa di questo valore.

Operatore culturale: Compagnia Teatrale Petra

A Tito, il percorso di ricerca-azione ha messo al centro la memoria come strumento per interrogare il presente. Il cammino attraversa un territorio che è stato storicamente luogo di passaggio, accoglienza e resistenza, e la comunità ha scelto di riconoscersi nella figura di Francesca Cafarelli De Carolis come incarnazione radicale del concetto di libertà.

Il lavoro partecipato ha fatto emergere il desiderio di un’opera capace di raccontare una storia non come celebrazione, ma come domanda viva. Francesca non è stata evocata come eroina distante, ma come donna coerente, capace di pensare e agire liberamente in un tempo che negava voce alle donne. La sua scelta estrema – non rinnegare i propri ideali – è diventata una lente attraverso cui leggere il presente.

La libertà, a Tito, si configura come atto di coraggio e responsabilità, come fedeltà a un valore anche quando il prezzo è alto. La domanda che attraversa il percorso – “Per cosa lo faresti oggi?” – si trasforma in un dispositivo narrativo e pedagogico rivolto a chi cammina.

La comunità ha immaginato un’opera capace di collegare la Casermetta, luogo naturale attraversato dal Cammino, al centro storico, dove sorgeva la casa di Francesca. Non una semplice installazione, ma un percorso di riflessione: un filo narrativo, visivo o sonoro che accompagni il camminatore in un tempo di ascolto e interrogazione.

Il tratto Casermetta ↔ paese diventa così uno spazio di ricerca interiore, dove leggere, osservare, camminare significa avvicinarsi a una domanda finale: Qual è il valore che oggi brucia ancora in me?
L’opera, pensata come dono alla comunità, aspira a essere non solo memoria, ma invito all’azione, trasformando il cammino in un’esperienza etica oltre che fisica.

Operatore culturale: ArtePollino

A Satriano di Lucania, il percorso ha fatto emergere una visione della libertà profondamente intrecciata al senso di comunità, alla relazione quotidiana con la natura e alla capacità di condividere spazio e tempo. La figura del Rumita, uomo-albero, protagonista del Carnevale di Satriano di Lucania, ha attraversato il lavoro come simbolo vivente di un legame ancestrale tra umano e paesaggio.

La comunità ha raccontato un paese accogliente, gentile, attraversabile a piedi, dove il gioco dei bambini, le botteghe aperte, i profumi del cibo e la musica per strada diventano espressioni concrete di libertà. Non una libertà individualista, ma una fiducia reciproca che permette l’incontro, l’ascolto, la cura.

Nel corso degli incontri è emerso anche un desiderio: quello di ritrovare spazi comuni e occasioni di condivisione, riconosciuti come elementi fondamentali per il benessere collettivo. La libertà, qui, non è assenza di legami, ma possibilità di relazione autentica.

L’opera immaginata per Satriano non è legata a un luogo unico, ma all’intero paese come spazio potenziale. Deve essere relazionale, capace di attivare incontri, di restituire il senso di un tempo condiviso, di dialogare con il paesaggio e con i riti che ancora oggi tengono insieme la comunità.

Satriano si racconta così come un luogo che sa fermarsi, ascoltarsi, guardare il futuro seguendo il volo degli uccelli. Un paese dove la libertà ha il volto della cura e della fiducia.

Alla fine del percorso di ricerca azione ArtePollino ha elaborato dalle suggestioni emerse una cartolina con il testo di un Manifesto per Satriano, che alleghiamo, da diffondere per raccogliere ulteriori spunti. 

Operatore culturale: Sotto il Castello APS

A Savoia di Lucania, piccolo paese arroccato, la ricerca-azione ha portato alla luce una narrazione inaspettata: la libertà non è stata cercata nel conflitto o nella figura storica di Giovanni Passannante, ma nella dimensione quotidiana del paesaggio, del gioco, del respiro.

La comunità ha scelto di concentrarsi su ciò che oggi genera possibilità: la natura, i luoghi di sosta, la capacità di offrire visione soprattutto alle generazioni più giovani. La libertà emerge come rifugio, come spazio per sostare, come possibilità di guardare lontano.

Le parole ricorrenti – gioco, incontro, sguardo poetico, visione – hanno orientato l’immaginazione verso opere capaci di accogliere, di creare riparo e insieme apertura. Micro-architetture, installazioni sonore, spazi da abitare: segni che non impongono, ma invitano.

L’acqua, le cascate, il paesaggio montano diventano metafore di una libertà che scorre, che connette, che non si lascia imprigionare. L’opera immaginata è pensata come luogo di incontro e contemplazione, capace di restituire alla comunità e al camminatore un tempo lento, di ascolto.

Operatore culturale: Lia Zanda Arch.

A Sant’Angelo le Fratte, la libertà è stata definita con chiarezza dalla comunità: il diritto di vivere secondo ogni forma di espressione umana e il dovere di permettere agli altri di fare lo stesso. Una definizione semplice e potente, che ha guidato l’intero processo.

Il lavoro partecipato ha portato a scegliere località Campo di Venere come luogo simbolico: uno spazio di respiro, vento e orizzonte, carico di valore affettivo e identitario. Qui la libertà si manifesta come contemplazione, come ascolto del paesaggio, come esperienza condivisa.

La comunità ha immaginato un’opera capace di dialogare con il vento, di produrre suoni naturali e non invasivi, di offrire una seduta da cui guardare lontano. Micro-architettura e installazione sonora diventano strumenti per creare uno spazio di sosta e relazione.

Sant’Angelo le Fratte sceglie così una libertà che non grida, ma accompagna. Una libertà che si esercita nello stare, nel condividere, nel lasciare spazio all’altro e al paesaggio.

Operatore culturale: Compagnia teatrale Petra

Il processo di ricerca azione è ancora in corso; una micro narrazione dell’identità del paese e dell’idea artistica che lo rappresenterà saranno presto integrate. 

Atena Lucana si dispiega come un piccolo borgo sospeso tra il fiume Tanagro e le colline, dove le case in pietra raccontano storie antiche e le stradine custodiscono memorie di incontri quotidiani e di gesti silenziosi. Passeggiando tra i vicoli, il tempo sembra rallentare: il mercato, le botteghe, i cortili nascosti e i campanili diventano spazi di ascolto e scoperta, dove le voci del passato dialogano con quelle del presente. 

Qui la libertà si percepisce nella possibilità di abitare lo spazio con attenzione e delicatezza, di dialogare con il paesaggio e la storia, di lasciare che le proprie impronte si mescolino con quelle già presenti. Le suggestioni artistiche emergenti cercano di catturare questa vitalità silenziosa, trasformando il Paese in un luogo di contemplazione, ascolto e partecipazione poetica. 

Il paese vive oggi una tensione vitale tra memoria e futuro, tra il desiderio di preservare la propria identità radicata e quello di generare nuove narrazioni collettive. Il progetto Archivio Atena – un archivio di comunità che si sviluppa attraverso la digitalizzazione di fotografie private, il racconto partecipativo del patrimonio materiale e immateriale e attività didattiche e laboratoriali – è espressione di questo spirito.

In relazione a queste suggestioni, il paesaggio atenese offre spunti che guardano alla quotidianità e alla convivialità, ma anche alla contemplazione e al dialogo con il tempo e lo spazio: uno spazio aperto a forme narrative che intrecciano natura, memoria e presenza collettiva, e che invitano a esplorare la libertà come intreccio di storie, relazioni e pratiche di cura del territorio e delle relazioni umane. 

Operatore culturale: La Luna al Guinzaglio

A Brienza, il tema della libertà si intreccia profondamente con quello dello spostamento e della perdita. Il terremoto del 1980 ha cambiato il centro del paese, lasciando il borgo antico come luogo sospeso, non abitato, di fatto ancora oggi ne è vietato l’ingresso. 

La comunità ha espresso il desiderio di un’opera capace di raccontare questo movimento: l’attraversare il paese, il ruscello, le case abbandonate, come gesto ludico e insieme simbolico. Il gioco, inteso come movimento e scoperta, diventa metafora di una libertà che non cancella il passato, ma lo attraversa.

Le idee emerse parlano di un’arte che invita al corpo, al movimento, all’interazione. L’opera immaginata non fissa un luogo unico, ma si relaziona con il borgo antico, con la chiesa di San Martino, con le tracce di ciò che è stato.

Brienza si racconta così come un paese che porta nella propria identità la capacità di trasformare la frattura in attraversamento, la perdita in possibilità di nuova relazione.

Storicamente, gli abitanti vivevano i luoghi del paese non accessibili a tutti come un attraversamento dei limiti, un superamento del vietato e del proibito, che in un’ottica simbolica diventa un andare oltre i  limiti imposti. Una sorta di ribellione politica e sociale, di luoghi e imposizioni,  in cui la disobbedienza diventa gesto generativo, capace di aprire nuovi passaggi e ridefinire il senso dell’appartenenza. 

La ricerca-azione a Brienza si è strutturata a partire da un’idea di mappatura partecipata dei luoghi, come strumento per esplorare parole chiave legate all’esperienza dell’esistenza: libertà, disobbedienza, attraversamento, cura.

Operatore culturale: Compagnia teatrale Petra

Da Sasso di Castalda si riparte per ricongiungersi con Pignola e trovare il segno che chiude il cerchio, attraversando il territorio di Sasso di Castalda si completa l’anello del cammino, un percorso che, partito da Pignola, si è intrecciato con storie, tracce e racconti legati al tema della libertà, emersi dal dialogo con cittadini, amministratori, associazioni.

A Sasso di Castalda la libertà si manifesta soprattutto nel rapporto con la natura, che qui domina il paesaggio per potenza e meraviglia, prevalendo sul centro abitato. È una libertà vissuta nello spazio aperto, nell’attraversamento, nel contatto diretto con il territorio, capace di generare una percezione profonda di sé. Lo sguardo dall’alto diventa esperienza fisica e simbolica insieme, una postura che invita a superare il limite e a riconsiderare il proprio posto nel paesaggio.

Accanto a questa dimensione emerge il tema del coraggio e della visione. La figura di Rocco Petrone, ingegnere partito da Sasso di Castalda e protagonista delle missioni che portarono allo sbarco sulla Luna nel 1969, incarna l’idea di una libertà che si nutre di immaginazione e determinazione, della capacità di credere in ciò che appare utopico. Lo stesso Ponte alla Luna, ponte tibetano di 300 metri sospeso nel vuoto a 102 metri di altezza dal torrente sottostante, oggi simbolo del comune e attrattore del territorio, restituisce questa tensione verso l’alto, questo equilibrio tra vertigine e fiducia.

Quando l’anello si chiude a Sasso di Castalda, il cammino restituisce questa percezione: una libertà che nasce dal contatto con la natura, dal coraggio di guardare lontano, dalla possibilità di essere visionari. È qui che il percorso trova una sua conclusione simbolica e, allo stesso tempo, rilancia il movimento, riportando a Pignola un’esperienza trasformata dall’attraversamento.

Cinque operatori culturali lucani, coordinati da Marica Girardi, hanno svolto un lavoro di ricerca azione nei territori coinvolti nel cammino:

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